venerdì 7 marzo 2008

Giorni Nostri: La guerra in iraq

Lettera di un'infermiera. Sono parole ke fanno riflettere, le sole ke abbiamo. Sono solo le parole di ki vive la guerra a farci riflettere sulla gravità di una decisione sbagliata giusta ke sia.....Sono le conseguenze ke ci fanno ricordare cosa voglia dire vivere, morire....
La vericità di questa lettera la lascio a voi, so solo ke l'ho presa da un sito di pace. Prima di emanare qualsiasi sentenza, facciamo tesoro di quello ke è stato. Perkè il passato insegna....insieme a voi leggo questa lettera, e la tengo con me. Perkè è ME che gli altri vedono, quindi....

Soldati americaniSono una capitana del Corpo Infermiere dell’Esercito di base al Walter Reed Army Medical Center (Wramc) di Washington, e mi sento obbligata a condividere quello che ho visto con chiunque voglia ascoltarmi. Vedete, quando i soldati dell’operazione Iraqi Freedom lasciano le nostre basi in Germania (da cui passano i militari di ritorno dall'Iraq n.d.r.) tornando, la grande maggioranza viene portata qui al Wramc dai dottori e dalle infermiere della Air Force.

Non ho accesso a nessuna delle cifre riguardanti i feriti e il tipo specifico di lesioni, ma posso dirvi onestamente che, in qualunque momento, i feriti dell’operazione Iraqi Freedom occupano più della metà dello spazio delle nostre due più grandi unità di terapia intensiva. A volte siamo talmente pieni e tuttavia in attesa di nuovi pazienti, che dobbiamo inseguire i dottori per chiedere di trasferire qualche paziente in altre sale, in modo da avere letti disponibili per altri soldati.

Soldati americani La maggior parte di questi feriti arrivano nella nostra unità attaccati ai respiratori artificiali, con ferite gravi causate da bombe o da proiettili di kalashnikov. Molti, troppi soldati hanno già perso le braccia, le gambe o gli occhi prima di arrivare da noi, e tanti hanno ricevuto decine di trasfusioni di sangue prima di lasciare la Germania.

Sono molto orgogliosa di avere il privilegio di curare questi uomini e queste donne coraggiose, ma mi spezza il cuore capire che le perdite con cui loro e i loro cari dovranno convivere non sembrano essere state per il bene del nostro Paese. Piuttosto, il loro dolore e il loro dispiacere ha semplicemente permesso ad alcune anime ingorde di conquistare più ricchezza e potere.

Soldati americani Una mia cara amica ha cercato di convincermi che tutto questo fa parte del piano di Dio, e che la morte e il dolore servono a uno scopo più grande, che i nostri leader non ci hanno ancora detto. Vorrei poterle credere. Renderebbe molto più facili il mio lavoro e la mia vita quotidiana, ma non posso crederci. Mi scuso con il lettore per andare spesso fuori dalla tangente, ma questa situazione senza fine sta influenzando molte infermiere militari.

Comunque, quello che sto per dire è il punto fondamentale della mia lettera. Come siete forse già consapevoli, la stampa è strettamente controllata, e quello che viene raccontato dal punto di vista medico è solo una parte della vera realtà. Sì, credo che le cifre quotidiane degli uccisi riportate dalla CNN o da chiunque altro siano accurate. Quello che voglio dire è che i feriti che camminano sono grandemente ignorati.

Soldati americani Non mi credete? Walter Reed è una base aperta al pubblico, non un forte sotto stretto controllo. Basta che abbiate un documento di riconoscimento valido e che acconsentiate a farvi perquisire la macchina. Poi parcheggiate ed entrate. Vedrete così tanti ventenni, in maggior parte uomini, con braccia, gambe e occhi mancanti. Vi cadranno i paraocchi, quando vedrete povere famiglie camminare ogni giorno dalla casa Malogne alle camere del centro per vedere i loro figli o mariti.

E’ così triste vedere giovani mogli e fidanzate piangere sul proprio uomo, che è stato in Iraq meno di un mese prima di perdere entrambe le gambe o di dover poi sottoporsi a seri interventi di chirurgia all’addome che lo lasceranno con la pancia piena di cuciture, e che ora lotta per vivere contro le infezioni causate dalle ferite. E questo è solo un esempio di quello che ho visto questa settimana. Vi risparmierò altre storie più dolorose.

Che Dio aiuti i nostri uomini e le nostre donne in divisa. Per favore, fate qualcosa per porre fine a questa follia.

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